Tasting wine = emotional experience
Sono un neofita del settore e, non mi permetto, di certo, di andare a dire o consigliare a persone più esperte del sottoscritto come si deve condurre una degustazione.
Una cosa, però, mi pare certa: degustare un sorso, un calice di vino, deve essere una esperienza emozionale. Sì, perchè il vino deve trasmettere emozioni.
Quindi, vanno bene tutte le descrizioni inerenti ai vari aspetti della degustazione (analisi visiva, olfattiva, gustativa) ed è ovvio che non possano mancare. Però, a parer mio, non è questo il principale aspetto da tenere in considerazione e valorizzare.
Esistono i sentori dati dall'uva, quelli relativi alle caratteristiche morfologiche dei terreni sui quali sono cresciute e vivono le viti, i sentori forniti dall'ambiente climatico che circonda la zona in cui si trova il vigneto, quelli prodotti dagli lieviti, dall'affinamento e via dicendo.
Spesso, però, si rischia di rimanere impantanati nelle caselle di una tabella che, a seconda della tipologia di vino, presenta queste o quelle caratteristiche organolettiche.
Ci si dimentica di un fattore importante: ogni palato è differente da un altro e può capitare che, una determinata etichetta, a me possa trasmettere qualche sensazione olfattivo/gustativa che altri invece non percepiscono per nulla.
Soprattutto, però, ogni sorso di vino dovrebbe essere in grado di trasmettere, al consumatore finale, almeno un briciolo di ciò che il produttore ha messo, di suo, per farlo diventare ciò che è finito nel calice.
Un assaggio di vino deve dare modo di provare una o più emozioni: insomma, un piacere non solo per il palato ma per il cuore, la mente, l'anima.
Il momento in cui il nettare di Bacco si fonde con la nostra essenza, diventa l'istante in cui diamo, a quella etichetta, una valutazione migliore o peggiore, positiva o negativa, al di là delle sole qualità organolettiche.
Il vino come collettore di emozioni, di esperienza sensoriale e non solo.
Perchè ci sono vini che ricordiamo in modo particolare anche se, magari, sono etichette di cantine semi-sconosciute o fanno riferimento a vitigni magari autoctoni nemmeno dei più semplici da ricordare? Perchè ci hanno regalato una esperienza, un momento di sublime piacere, una sensazione di bontà non solo per il palato ma per tutti i sensi che il nostro corpo possiede.
Ecco perchè, negli eventi che organizzo, cerco di parlare il meno possibile, lasciando, quanto più possibile la scena, al nettare che verso nei calici.

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